Danaan's Sphynx Cattery


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Luce

Allevamento




La storia di Luce è uno di quegli episodi che ti fanno chiedere se allevare sia stata la scelta giusta. E’ uno di quegli episodi in cui senti pesare come un macigno la responsabilità di aver messo al mondo delle creature e di aver contribuito ad innescare un effetto farfalla che è inesorabilmente finito in qualcosa di spiacevole, di dolorosissimo.
Danaan’s Luce di Un Timido Bacio, per gli amici Liuppetè, doveva partorire la sua seconda cucciolata il 31 dicembre del 2009, e ci si preparava per un ultimo dell’anno alternativo, maledicendoci anche un po’ per non aver calcolato meglio i tempi evitando di far cadere la data del parto in un momento in cui, durante un emergenza, il nostro veterinario sarebbe stato davanti ad un cotechino con le lenticchie. Il sessantaquattresimo giorno di gravidanza, che scadeva appunto all’ultimo dell’anno, passò però senza tante novità; e anche senza festeggiamenti; ma d’altronde era più importante starle accanto ed attendere con lei. I giorni poi passavano, l’ansia aumentava, la paura che qualcosa di brutto stesse succedendo pure; si fecero dei controlli, i cuccioli erano vivi e vitali, e quindi il verdetto fu: aspettare. La notte fra il 3 e il 4 di gennaio Luce entrò in travaglio, da subito le spinte furono forti e regolari, ma nessun cucciolo si presentava nel canale del parto, uscì da prima una “bolla” di un sacco amniotico, poi un’altra, poi un’altra ancora; con fatica si riesce ad estrarre una piccola cucciola viva, ma rimangono fuori ancora due sacchi amniotici pieni, significa due cuccioli bloccati. Luce dopo 2 ore inizia ad essere stanca e così alle 03:00 di mattina si chiamò il veterinario e si decise per un cesareo d’urgenza. Un’urgenza per me è un urgenza, non valeva la pena di correre dal nostro veterinario di fiducia in quel di Padova, andava benissimo il veterinario delle emergenze vicino casa. Se fosse un film questo sarebbe il momento cruciale, la “sliding door” che non si apre, quella decisione che cambierà le sorti del romanzo; questo però non è un film, è allevare. Luce fu caricata in macchina all’interno di un trasportino ben adibito con coperta termica e con la sua cucciola appena nata, che ormai dipendeva in tutto e per tutto da lei. Arriviamo dal veterinario e, con “sorpresa” vediamo che non è ancora arrivato in ambulatorio; “ma come?, non era abbastanza chiaro dalla telefonata che era urgente e che in 15min massimo saremmo stati davanti al suo studio?”. E qui arriva il “col sennò di poi”, perché col sennò di poi si poteva partire per andare dal nostro veterinario di fiducia, invece, pensando che “starà arrivando” si aspetta. E aspettiamo ed aspettiamo, e lui si presenta ben quaranta minuti dopo. Il veterinario è solo, è notte, e non ha senso svegliare l’assistente. Luce viene porta dentro l’ambulatorio, viene subito sedata, e nel trambusto non noto (e ancora mi chiedo se era compito mio notarlo in quanto allevatore o del veterinario in quanto professionista) che non mi viene chiesto il suo peso e NEMMENO viene pesata. Dopo pochi secondi luce si addormenta. Inizia l’intervento nel quale si fa anche da assistenti. Luce viene aperta e dentro ci sono 4 cuccioli deceduti, il primo ero enorme e aveva in qualche modo bloccato tutti gli altri, FORSE arrivando prima si sarebbe potuto salvare qualcuno, questo “forse” sarà un altro di quei crucci che ci si porterà dietro tutta la vita. I cuccioli vengono estratti, provo a rianimarli; massaggio cardiaco, respirazione bocca-bocca, ma sono 4 e non è facile dedicarsi a tutti. I miei tentativi sono vani, nessuno accennerà mai un filo di vita. Intanto l’intervento di Luce procede, e, per me, qualcosa non andava. Luce, una sphynx, era stesa su un tavolo di acciaio, in pieno inverno, senza il minimo riscaldamento. Luce aveva un taglio più grosso del necessario. Questi probabilmente sono particolari, probabilmente no. Ad un certo punto Luce ha delle convulsioni sul tavolo operatorio, quell’immagine l’ho davanti agli occhi come se stesse succedendo ora; tutti gli organi di Luce vengono spinti fuori dal suo ventre aperto a causa delle convulsioni; Luce era su un tavolo operatorio e il suo intestino, il suo fegato, la sua milza erano sul tavolo accanto a lei. Il veterinario raccoglie tutto e inserisce gli organi di Luce dentro di lei: “tutto normale, tutto normale, può succedere”. Lì per me Luce se n’è andata. In realtà l’operazione è proseguita, Luce è stata ricucita, adagiata nel suo trasportino con la sua bimba accanto (che nel frattempo allattavo dal veterinario) e l’abbiamo riportata a casa. Per un paio di volte ha tentato di alzare la testa, di leccare la sua bambina, ma non si svegliava mai veramente. “E’ stata una bella operazione complicata, è normale che ci metta tanto è risvegliarsi”, così disse il veterinario, sta di fatto che nulla sembrava così normale. Dopo qualche ora Luce invece di svegliarsi era sempre uguale, che si fa? La si porta a Padova dal nostro veterinario? Ma un cesareo non ci è mai capitato, magari è davvero normale come ci dicono. E intanto il tempo passa, è questa sarà l’ennesima decisione che mi perseguiterà tutta la vita. In realtà poi Luce viene caricata di nuovo in macchina, uno resta a casa ad allattare la sua piccola, mentre l’altro corre a Padova. Una volta arrivati Luce viene attaccata alle apparecchiature di monitoraggio, ed esce una giovanissima veterinaria dicendo: “mi spiace, Luce non c’è più”. Luce deve averci lasciato in un qualche posto dalle parti di Vicenza, quando i suo occhi hanno smesso di “cercare”.
Luce è morta, alle 03:00 di notte stava partorendo sanissima e alle 18:00 era ormai in rigor mortis. E’ difficile da accettare quando sai che: se non l’avessi fatta coprire non sarebbe rimasta incinta, se non fosse rimasta incinta non avrebbe avuto problemi di parto, se non fosse stata incinta non saremmo stati costretti a decidere per un cesareo. E poi SE avessi deciso di portarla da mio veterinario di fiducia invece che da un macellaio. E SE avessi aspetto meno tempo.. e SE SE SE… Tutti questi se rimarranno sempre nella nostra testa, e di fatto Luce non c’è più e Luce non c’è più per colpa nostra.
Dico questo sapendo che in questo mondo ogni minimo accenno di debolezza è dare il fianco per un attacco, ma sento il dovere di raccontare la storia di Luce proprio per far capire come allevare non è così facile. Allevare è giocare a Dio, come dice una mia amica. “We’re playing God, Laura”. E questo significa poter sbagliare, non sapere che stai sbagliando, e a volte significa anche che non puoi far nulla ma solo guardare la natura, e Dio, quello vero, che fanno il loro lavoro. Significa che un essere vivente non c’è più, o soffre… e questo non sarebbe successo se tu non avessi voluto allevare.
Allevare non è facile, allevare è tanta felicità ma anche grandi momenti di dolore. E a volte ti chiedi se ne vale la pena. Io, ancora, mi rispondo di sì. So che faccio del mio meglio, so che cerco di utilizzare questa mia passione per tutelare una razza, e attraverso di questa tutelare anche tutti i gatti che non hanno la fortuna di vivere in una condizione così favorevole. So che cerco di spiegare come allevare e lasciare la riproduzione in mano agli allevatori (quelli veri, e non gli scucciolatori o i “commercianti”), sterilizzando gli altri gatti, di razza e non, sarebbe l’unica vera arma contro il randagismo. Ma di fatto però Luce non c’è più, e non c’è più perché era una gatta del mio allevamento…
Luce ci ha fatto il più bel regalo che potesse farci: Cookie. Quell’unica cucciola, che con tutta la voglia di vivere possibile è riuscita a nascere contro ogni difficoltà. Danaan’s Qua No Se Imbarca Cuchi è l’ultimo ricordo che ho di sua madre, e non è stato facile allattarla giorno e notte ogni due ore per quasi due mesi, perché lei era avere davanti agli occhi che Luce non c’era più, e non c’era più per metterla al mondo, ma anche per questo motivo Cuchi è preziosissima, e sono passata dall’ “odiarla” ad amarla con tutta me stessa.



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